Quando istruzione, economia e ricerca uniscono le forze al servizio dell’innovazione
Ripensare l’istruzione, superare i confini, dare forma all’innovazione: le alleanze per l’innovazione di Erasmus+ riuniscono istituti di tutti i settori dell’istruzione, imprese e altri/e attori/trici del mondo economico e sociale per affrontare insieme le sfide del nostro tempo.
Problemi complessi e globali richiedono approcci risolutivi olistici. Il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è il coinvolgimento di diversi/e attori/trici e gruppi di interesse. Le alleanze per l’innovazione mirano pertanto a coinvolgere diverse organizzazioni per sviluppare modelli formativi in cui i/le partecipanti apprendano approcci interdisciplinari e transdisciplinari, al fine di elaborare le migliori soluzioni possibili per queste sfide. Le possibili istituzioni partner comprendono diversi tipi di istituti di istruzione e formazione professionale, quali scuole, scuole universitarie, centri di formazione professionale, ma anche enti pubblici, federazioni e imprese operanti nel settore dell’istruzione. Tali partner dovrebbero provenire da diversi paesi, al fine di consentire una vera e propria cooperazione transnazionale.
Che cos’è un’alleanza per l’innovazione Erasmus+ (KA234)?
Le alleanze per l’innovazione Erasmus+ promuovono la cooperazione strategica tra gli/le attori/trici dell’istruzione superiore e della formazione professionale insieme a rappresentanti del mondo economico e della società civile. Esse comprendono diversi temi prioritari («Topics») sui quali gli/le interessati/e possono presentare progetti. I progetti, della durata compresa tra i tre e i quattro anni, coinvolgono almeno da otto a dodici istituti partner provenienti da quattro a otto diversi paesi Erasmus+ e sono finanziati con importi compresi tra 1 milione e 4 milioni di euro.
Quali sono le differenze rispetto a un partenariato di cooperazione Erasmus+ (KA220)?
A differenza dei partenariati di cooperazione Erasmus+ di dimensioni più ridotte, le alleanze per l’innovazione rientrano tra i formati di cooperazione di medie dimensioni e a gestione centralizzata. Ciò significa che i finanziamenti erogati per i progetti e i requisiti relativi ai risultati dei progetti sono di conseguenza più elevati. Non si inoltra una domanda all’agenzia nazionale Erasmus+ della scuola universitaria coordinatrice (ad es. Movetia), bensì direttamente all’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA) tramite il «Funding and Tenders Operations Portal».
In che modo possono partecipare gli istituti svizzeri?
Fino al 2024, gli istituti svizzeri hanno potuto partecipare in qualità di partner a pieno titolo alle alleanze per l’innovazione e ai partenariati di cooperazione. Ciò sarebbe nuovamente possibile solo con l’adesione della Svizzera al programma Erasmus+. In particolare, gli istituti svizzeri potrebbero allora anche avviare progetti in qualità di cosiddetti coordinatori, raccogliere fondi e gestirli. Con l’adesione, verrebbero di conseguenza meno per gli istituti svizzeri tutte le restrizioni introdotte a partire dal 2024 per i Paesi terzi non associati al Programma Erasmus+, ad esempio il divieto di utilizzare i fondi Erasmus+ per attività al di fuori dei Paesi associati al Programma.
Gli attuali sviluppi relativi a Erasmus+ in Svizzera sono disponibili qui.
Un esempio di tale alleanza per l’innovazione con partecipazione svizzera è il progetto NEST. NEST si è posto l’obiettivo di affrontare il problema globale del costante aumento dei costi sanitari – una delle sfide centrali del nostro tempo. A tal fine è stato costituito un consorzio composto da quattro scuole universitarie, tre PMI, un centro di ricerca, un ente di formazione professionale e un’organizzazione operante nel settore sanitario e assistenziale. Il consorzio ha avviato congiuntamente diversi progetti pilota, i cosiddetti «ecosistemi di innovazione». L’Università di Zurigo ha svolto un ruolo determinante in uno di questi progetti pilota, ovvero in un ecosistema dedicato al tema della muffa negli alloggi. Il Citizen Science Center Zurich, sotto la guida di Maria Rosa Mondardini, direttrice della ricerca, ha analizzato in che modo l’approccio emergente della Citizen Science possa essere utilizzato per affrontare il problema della muffa nelle abitazioni. Questo approccio dovrebbe essere integrato non solo nella ricerca sanitaria, ma anche nella corrispondente istruzione superiore, al fine di generare un effetto moltiplicatore e contribuire così, in futuro, alla riduzione dei costi sanitari.
Che cos’è la Citizen Science?
La Citizen Science indica la partecipazione attiva dei cittadini a progetti scientifici. Essi contribuiscono, ad esempio, alla raccolta e all’analisi dei dati o allo sviluppo di quesiti di ricerca, collaborando con i ricercatori delle università per generare nuove conoscenze.
Il coinvolgimento dei/delle cittadini/e nella ricerca e nella pratica è stato finora insegnato nelle scuole universitarie solo in modo sporadico durante l'apprendistato.
Dopo che Maria Rosa Mondardini e colleghi/e, a seguito di un’analisi comparativa, sono giunti alla conclusione che il coinvolgimento della popolazione fosse promettente per risolvere il problema, hanno apportato le relative competenze al progetto. «La nostra raccomandazione principale è stata quella di garantire che i/le residenti svolgessero un ruolo centrale durante l’intero processo. Prelevando campioni di muffa dalle loro abitazioni, essi non solo forniscono preziosi dati scientifici, ma assicurano anche che la ricerca rifletta le reali condizioni abitative e le esigenze della comunità», afferma Maria Rosa Mondardini.
Per il progetto, l’interazione tra i diversi/e attori/trici è di fondamentale importanza, il che costituisce un esempio lampante delle alleanze per l’innovazione. Mentre i/le residenti forniscono dati raccolti direttamente dalle proprie abitazioni, le organizzazioni senza scopo di lucro garantiscono la fiducia e l’attenzione alle esigenze locali, mentre i/le ricercatori/trici apportano a loro volta le competenze specialistiche necessarie. Secondo Maria Rosa Mondardini, questo approccio partecipativo getta un ponte tra la comunità, le conoscenze scientifiche e, in ultima analisi, anche i decisori e le deciditrici della politica, poiché le questioni e i problemi vengono affrontati in modo olistico.
Il coinvolgimento di diversi gruppi di interesse era indispensabile, poiché nessun singolo gruppo era in grado di affrontare da solo il problema della muffa.
Scheda del progetto
Titolo: NEST – Co-Creating a New Form of Governance in Societal Transition for Healthy Living
Periodo: 2023–2026
Istituzioni: Università di Scienze Applicate Hanze di Groninga – Paesi Bassi (coordinamento) // Università di Scienze Applicate Artevelde – Belgio // Università di Scienze Applicate Metropolia – Finlandia // Istituto Politecnico di Bragança (IPB) – Portogallo // Università di Zurigo (Citizen Science Center) – Svizzera // Alfa College – Paesi Bassi // Stichting De Hoven – Paesi Bassi // THRIVE Institute BV – Paesi Bassi // SPIN Sport Innovation GmbH & Co. KG – Germania // Demola Global Oy – Finlandia
Priorità Erasmus+ affrontate:
- inclusione e diversità
- trasformazione digitale
- ambiente e lotta ai cambiamenti climatici
- partecipazione alla vita democratica, valori comuni e impegno civico
Attività del progetto NEST
- Creazione di quattro «Communities of Practice» (CoP) internazionali sui seguenti temi:
- sviluppo di imprese sociali
- Citizen Science
- monitoraggio riflessivo
- generazione di conoscenza
- Avvio di progetti pilota relativi a ecosistemi di innovazione locali per uno stile di vita sano, con il coinvolgimento di cittadini/e, istituzioni educative, imprese e attori/trici pubblici/che.
- Sviluppo di offerte formative e di formazione, tra cui moduli didattici, risorse didattiche digitali e strumenti per la promozione delle competenze in materia di innovazione e trasformazione.
- Attività di Citizen Science in cui i/le cittadini/e vengono coinvolti/e attivamente nella generazione di conoscenze e nello sviluppo di soluzioni.
- Scambio di conoscenze e rafforzamento delle capacità attraverso eventi internazionali, webinar, workshop e comunità di apprendimento.
- Sviluppo di un modello di governance e di implementazione per ecosistemi di innovazione sociale sostenibili nel settore dello «Healthy Living».
- Creazione di risorse didattiche aperte e strumenti pratici, ad esempio webinar, manuali, metodologie e strumenti «Knowledge Radar» destinati agli/alle attori/trici dei settori della sanità e dell’istruzione.
Dal progetto allo sviluppo sostenibile degli istituti di istruzione svizzeri
Come già accennato, l’obiettivo delle alleanze per l’innovazione non è solo la realizzazione di una componente di ricerca. È fondamentale l’implementazione di innovazioni nei programmi di studio e l’introduzione di nuovi metodi didattici presso gli istituti di formazione partecipanti, sulla base dei risultati emersi dal progetto. In un contesto più ampio, questo modello mira a determinare cambiamenti sostenibili nell’istruzione, nell’economia e nella società attraverso la collaborazione intersettoriale, rafforzando così a lungo termine la capacità di innovazione e trasformazione dell’Europa.
Un programma didattico dovrebbe porre l’accento sulla risoluzione di problemi reali, sulla collaborazione con soggetti interessati al di fuori dell’ambito educativo e sulla capacità di collegare la ricerca alle esigenze della società. Per quanto riguarda i metodi didattici, il progetto evidenzia i vantaggi di un apprendimento orientato all’esperienza e basato sulle sfide, che si fonda su problemi reali e ha il potenziale di contribuire a progetti con un impatto sociale tangibile.
A livello istituzionale, un’alleanza per l’innovazione non solo fornisce i mezzi per un progetto a tempo determinato, ma consente anche l’ulteriore sviluppo dell’offerta formativa, l’ampliamento delle attività di networking internazionali, il rafforzamento del legame con la pratica e l’opportunità di posizionarsi come attore innovativo nello spazio educativo europeo.