Animazione giovanile internazionale: uno sguardo globale sul lavoro forzato

Le metodologie dell’educazione globale e il tema del lavoro forzato, insieme alle forme moderne di sfruttamento, sono stati al centro di una settimana di confronto tra operatori/trici dell’animazione giovanile provenienti da diversi Paesi. Il seminario Global Education Lab #2: Forced Labour si è svolto presso il centro scout di Köniz ed è stato organizzato da SCI Svizzera.

Una nevicata insolita per la stagione mi ha accompagnato all’arrivo a Köniz, dove prendeva vita la seconda edizione del Global Education Lab. La formazione per operatori/trici dell’animazione giovanile è stata organizzata da SCI Svizzera, ente responsabile di progetto di Movetia da molti anni. Per un’intera settimana, i / le partecipanti hanno discusso e sperimentato nuovi modi per affrontare il tema del lavoro forzato con i giovani. Fin da subito, il facilitatore Thomas ha dato un’idea dell’interesse suscitato dall’iniziativa: «Abbiamo ricevuto circa 1 500 candidature. È evidente quanto questo tema sia sentito a livello globale».

Un progetto con obiettivi chiari e una cornice comune

Il Global Education Lab è un format pensato per riunire esperti/e di vari Paesi e sviluppare insieme metodologie di educazione globale. L’edizione 2025 era dedicata al lavoro forzato e alle forme contemporanee di sfruttamento, una realtà che — secondo SCI Svizzera — coinvolge 27,6 milioni di persone nel mondo e che è strettamente legata alle catene globali di produzione, nelle quali giocano un ruolo anche imprese europee e svizzere.

La formazione intendeva quindi sensibilizzare non solo chi lavora sulle disuguaglianze globali, ma anche chi desidera accompagnare i giovani europei nella comprensione dei legami tra il loro quotidiano e le dinamiche dell’economia internazionale.

La ricchezza della diversità: un valore aggiunto 

La componente internazionale del gruppo ha segnato fin dal primo giorno il clima del seminario. I / le partecipanti provenienti, tra l’altro, da Pakistan, Hong Kong (Cina), Zimbabwe, Brasile, Germania e Svizzera hanno portato in aula punti di vista maturati in contesti molto differenti. Una partecipante egiziana lo ha espresso chiaramente: «La bellezza di questo seminario sta proprio nella diversità del gruppo. Non immaginavo di incontrare qui persone da ogni parte del mondo».

Metodologie non formali: un ponte tra emozioni e analisi 

Un elemento del seminario è stato il lavoro con “l’albero dei problemi”. Si partiva da una riflessione personale: ogni partecipante metteva per iscritto le proprie sensazioni rispetto alla situazione globale — impotenza, frustrazione, smarrimento. Solo in seguito si passava all’analisi delle cause profonde: patriarcato, dipendenze economiche globali, disuguaglianze storiche.

La metodologia, che intrecciava vissuto personale e analisi strutturale, ha creato uno spazio in cui la complessità diventava più leggibile.

Il nostro compito è mettere i giovani nelle condizioni di riconoscere e comprendere le ingiustizie globali.
Una partecipante

Uno sguardo dal Brasile: dietro le quinte delle catene globali

Molto apprezzato è stato l’intervento di un giornalista di Repórter Brasil. Ha raccontato come la sua organizzazione, dal 2001, documenti violazioni dei diritti umani e del lavoro e conduca un’importante attività di prevenzione attraverso il programma educativo Slavery, no way!.

Ha descritto diverse inchieste sulle condizioni di lavoro in filiere internazionali: dalle piantagioni di caffè che riforniscono marchi come Nestlé o Starbucks, alle problematiche sociali e ambientali legate al sistema McDonald’s. Il seminario ha messo in luce l’intreccio stretto tra sfruttamento, strutture economiche globali e scelte di consumo del Nord globale. Le imprese europee — comprese quelle svizzere — spesso beneficiano di condizioni di produzione favorevoli, mentre le violazioni restano nascoste nei Paesi di origine.

Parallelamente, durante il workshop è emerso come questa responsabilità si rifletta sempre più anche nel dibattito politico. Negli ultimi anni, diversi Paesi europei hanno avviato iniziative e processi legislativi volti a rafforzare gli obblighi delle imprese: dalle campagne della società civile, come l’iniziativa per la responsabilità delle multinazionali in Svizzera, agli sforzi a livello europeo per introdurre obblighi di due diligence vincolanti lungo le catene di approvvigionamento globali, come previsto dalla direttiva UE sulla responsabilità d’impresa.

Verso nuovi strumenti per l’educazione globale

Gli/le organizzatori/trici hanno espresso chiaramente l’obiettivo della settimana:
«Vogliamo che da questo percorso nascano idee e materiali che possano viaggiare ben oltre il seminario.».

Nei giorni successivi, i / le partecipanti hanno lavorato alla creazione di vari strumenti didattici: un breve video educativo, contenuti per una campagna social e un piccolo toolkit con metodologie di educazione non formale. Questa varietà permetterà di affrontare il tema del lavoro forzato con gruppi giovanili in contesti molto diversi, sia nel Nord che nel Sud globale.

Conclusione: un’esperienza concreta di apprendimento globale

Mentre lasciavo il centro scout sotto la neve, mi è rimasta l’impressione di una settimana intensa e ben strutturata. Le discussioni, le metodologie e la pluralità delle prospettive hanno mostrato quanto possa essere potente l’apprendimento globale quando persone con esperienze diverse costruiscono insieme nuovi approcci non formali destinati a lasciare tracce durature.

Opportunità di sostegno

  • Scambi per animatori/trici giovanili

    Le organizzazioni svizzere di animazione giovanile extrascolastica organizzano progetti di scambio in Svizzera e all'estero per i / le loro animatori/trici giovanili. 

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